| Alla festa di Sant'Antonio segue il carnevale che prosegue sino al mercoledì delle ceneri per chiudersi definitivamente, come da tradizione, con la pentolaccia. I festeggiamenti con balli e maschere ( ieri come oggi )coinvolgono adulti, ragazzi e bambini e proprio il Mercoledì delle ceneri viene vissuto come momento di frenesia generale dipingendosi il viso in vari modi, ma soprattutto con del sughero bruciacchiato e vestendosi con indumenti e cimeli di ogni genere, non è tradizione il vestirsi secondo altri carnevali barbaricini con degli indumenti e oggetti della sardegna più arcaica anche se negli ultimi anni soprattutto i giovanissimi imitano quest'usanza non Tetiese.
Il gallo è l'icona rappresentativa del nostro carnevale e che secondo una barbara tradizione, andata giustamente in disuso e denominata " Tiru a su Puddu " veniva sotterrato vivo in un luogo prestabilito facendone fuoriuscire solamente la testa con il povero animale che veniva preso di mira dai fucili dei partecipanti. Chi se l'aggiudicava, doveva invitare da bere a tutti. Verso la metà degli anni '80 il festeggiamento del carnevale ha avuto una riscoperta in chiave più modernai con la riscoperta della sua icona rappresentativa che alla fine della sfilata durante il Mercoledì delle ceneri, veniva processato simbolicamente in piazza ove detrattori ed estimatori si contrapponevano in una sorta di arringa da Tribunale. Oggi il carnevale è più che altro una festa di ragazzi e bambini e tutto avviene in maniera spontanea senza troppa organizzazione.
Vi è tuttavia il proposito di uno studio mirato alla ricerca di testimonianze storiche su eventuali maschere che in passato rappresentavano il nostro paese in quest'occasione.
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